Ottobre 2026

Ottobre 2026

Serra e Acciaio

Abbiamo visto quali sono gli ami più adatti per gli inneschi con il trancio. Adesso approfondiamo il discorso su quello che genericamente i pescatori indicano col termine “cavetto”. Anche in questo caso ci sono delle news.

Si usa abitualmente nella pesca al serra dalla spiaggia, ma c’è chi lo sfrutta anche in altre situazioni che sembrerebbero meno adatte, come la tecnica col vivo alla ricerca delle spigole e addirittura in quella dedicata alle grosse orate con inneschi molto coriacei e voluminosi. Stiamo parlando del terminale in acciaio. Questa soluzione ha un unico grande svantaggio: non è per niente mimetica, è molto più visibile rispetto al nylon e al fluorocarbon e quindi diventa assai complicato il suo utilizzo quando vogliamo ingannare pesci astuti. C’è anche un secondo aspetto da tenere in considerazione: la sportività. Il terminale in acciaio lascia poco scampo alla preda a meno che questa non ingoi tutto e tagli la lenza a monte, situazione che però dobbiamo evitare perché il pesce rimarrebbe, seppur libero, con in bocca l’ingombrante esca e gli ami. Ecco quindi la necessità di utilizzare terminali abbastanza lunghi, in modo da evitare la perdita accidentale del grosso boccone. In campo agonistico è permesso il suo utilizzo, salvo alcuni casi in cui viene chiesto specificatamente di pescare solo con lenza. Detto questo vediamo cos’è e come si utilizza il terminale in acciaio.


Gli Irriducibili del Big Fish

È di Marco Mossa e Fabrizio Caddeo il serra più grande, il big fish che ha regalato loro la vittoria. Questa volta la splendida spiaggia di Piscinas è stata avara di catture con tutti i garisti arrivati da ogni angolo della Sardegna e pure dal “continente”. 

Il vento soffia da est, alle spalle dei pescatori e trasporta i profumi dell’elicriso e della macchia mediterranea fino alla riva. C’è freddo all’alba di domenica 6 settembre, un freddo benvenuto dopo troppi mesi di caldo anomalo e insopportabile; la felpa che quasi dimenticavo di portare con me e che ho lanciato sul sedile posteriore distrattamente, adesso mi trasmette un minimo di calore, indispensabile per raggiungere i picchetti più lontani. Sono qui per seguire il Big Fish, una classica del surfcasting che nei decenni ha costruito la sua fama sulla bellezza dello spot, Piscinas, e sulla particolare formula che prevede il trasporto dei concorrenti alle postazioni con l’aiuto dei trattori e la cena di mezza notte che di fatto divide la pescata in due manche. Raggiungo i primi pescatori, ancora assonnati.


All-Round

La stagione che sta per iniziare è l’ideale per avvicinarsi allo spinning poiché nei mesi di ottobre e novembre sono tantissimi i predatori che nuotano vicino alle scogliere e iniziano a cacciare con più frenesia; lo stesso si verifica anche nelle aree portuali. Ma esiste un’attrezzatura valida per tutto?

Con il termine generico di spinning si comprendono moltissimi tipi di pesca tra loro molto differenti: light, medium e heavy spinning, shore jigging, top e deep water, eging, urban e street fishing, finesse, sono solo alcune delle tante declinazioni della pesca con esche artificiali. Gli spinner di lungo corso negli anni individuano quali sono le tecniche che più li appagano e, col tempo, si dotano di un’attrezzatura sempre più specifica. Il mercato giustamente propone centinaia di modelli di canne e mulinelli, adatti ciascuno per una particolare tipologia di spinning. 


Mosca a Los Roques

Le acque basse e cristalline delle flats di Los Roques e i pesci che popolano i pancake, sono il paradiso del sight fishing, in particolare della pesca a mosca e dello spinning.

Los Roques non è una meta per chi cerca solo acque cristalline da cartolina. È un arcipelago dove il sight fishing raggiunge un livello che poche altre flats al mondo offrono, con banchi di bonefish che si muovono su fondali bianchi come fossero proiettati su uno schermo. Per un pescatore a mosca italiano abituato a torrenti e laghi alpini, il salto verso il saltwater tropicale richiede un cambio di mentalità. Qui non si pesca alla cieca: si legge l'acqua, si individua il pesce, si calcola l'angolo di lancio prima ancora di sfilare la coda dal mulinello. La pesca a mosca a Los Roques si gioca tutta sulla capacità di vedere il pesce prima che il pesce veda te, e su una gestione precisa di luce, vento e marea.


Sempre più Giù

La pesca è imprevedibile, e più vai giù... Solo osando ottieni grandi risultati, come conferma l’autore che in questo articolo ci svela i suoi segreti e ci mette sulla buona strada.

La tropicalizzazione del Mediterraneo, e un certo spostamento in avanti dei cicli stagionali, concedono a noi pescatori sportivi, la possibilità di goderci un mese di ottobre ancora piacevole dal punto di vista delle temperature, e molte giornate con condizioni meteo marine, in cui possiamo praticare le varie tecniche del bolentino di profondità, spingendoci al largo sui nostri spot preferiti, tra l’altro evitando il rischio, tipico del mese d’agosto, che qualche improvvisato cercatore di spot altrui possa seguirci, vanificando così tante giornate e litri di carburante spesi alla ricerca di qualche nuova “cigliata delle meraviglie”.


Serra Revival

Un tempo preda rara e ricercatissima, il serra ha poi invaso le nostre coste diventando un pesce di scarso valore sportivo. Oggi la sua presenza si è pesantemente rarefatta ed è ritornato a rappresentare una sfida di tutto rispetto.

Il serra (Pomatomus saltatrix) compare negli anni Settanta in poche e circoscritte aree, probabilmente proveniente da una migrazione anomala dal Nord Africa. La sua presenza viene segnalata lungo le coste laziali, nella Campania settentrionale, in Sicilia e in Calabria. In quegli anni la pesca al serra diventa una vera e propria mania, attirando pescatori da tutta la penisola. La taglia minima difficilmente scendeva sotto i 2 chili, con esemplari che invece superavano i 10. Questo fece pensare che fosse un pesce migratore e che non si riproducesse lungo le nostre coste. Nel resto d'Italia il serra rimane sconosciuto fino agli anni Novanta, periodo in cui, grazie a un leggero surriscaldamento del Mediterraneo settentrionale, lentamente comincia a occupare tutto il Tirreno. 


I Mezzi di Salvataggio

Incendi e collisioni sono eventi molto frequenti e gravi che possono richiedere anche l’abbandono dell’imbarcazione. Ma, in mezzo al mare, qualunque inconveniente può mettere a repentaglio la sicurezza del mezzo e dei passeggeri, per questo le dotazioni di bordo devono essere sempre efficienti.

La sicurezza a bordo non è mai abbastanza e più si naviga lontano dalla costa più i rischi aumentano. È quindi indispensabile osservare scrupolosamente le norme di sicurezza qui suggerite, ma dalla Legge imposte. La zattera di salvataggio autogonfiabile è il mezzo collettivo di salvataggio per eccellenza: quando l’imbarcazione affonda o deve essere abbandonata, è la zattera che mantiene le persone fuori dall’acqua e le protegge dall’ipotermia. 


Riccardo Emma

Di solito il successo arriva dopo una faticosa, a volte estenuante gavetta. Riccardo è maturato molto e in poco tempo e a soli 22 anni è già coinvolto nel circuito agonistico internazionale.

Palermitano, ventidue anni, ingegnere delle tecnologie per il mare, agonista ai massimi livelli, assistente di Giacomo De Mola al Campionato Euro Africano di fine mese. Questa è la più breve e incompleta presentazione di Riccardo Emma, un giovanissimo pescatore in apnea cresciuto sotto l’influenza di una stella: Nicola Riolo.


Il Respiro dei Giganti

L’autore ci porta alla scoperta del carpfishing all'ombra dei giganti, quegli imponenti muraglioni di cemento armato che sbarrano le valli, custodi silenziosi di acque profonde e misteriose.

Vivere la diga lungo l’arco delle quattro stagioni significa imparare a dialogarci assecondando il suo "respiro" fatto di piene improvvise, svuotamenti repentini e correnti invisibili. La cattura di grandi carpe qui è il frutto di un’esperienza maturata stagione dopo stagione, costruita su migliaia di ore trascorse con gli occhi fissi sull'acqua a decifrare ogni minimo segnale dell'invaso.


Le Trote del Simbrivio

“Una giornata conviviale tra pescatori.” È l’evento di luglio nell’Italia di mezzo con una grande protagonista: la trota mediterranea. Una pescata e un confronto sul futuro della pesca sportiva nel Lazio sulla base di un modello gestionale di successo.

Siamo nel cuore dell’appennino laziale, più precisamente nel parco regionale dei Monti Simbruini.  In un panorama regionale in cui la latitanza di una gestione programmata e lungimirante sta progressivamente conducendo alla perdita del patrimonio ittico di salmonidi nelle principali acque da trota di questa regione, emerge una realtà in controtendenza, capace di tracciare una rotta virtuosa. Parliamo dell’opera portata avanti dall’Associazione Enal Caccia Pesca e Tiro di Vallepietra, autentico baluardo di tutela e promozione alieutica sul fiume Simbrivio, uno dei più importanti e affascinanti affluenti dell’alto bacino dell’Aniene. 


Sgombro d'Autunno

Filetto di sgombro con la sua pelle croccante e composta di uva leggermente piccante.

In questo piatto, un pesce “povero” come lo sgombro abbandona le classiche note estive per vestirsi dei colori caldi di ottobre. Ad accompagnarlo una composta d’uva nera e peperoncino lavorata per sola riduzione e concentrazione naturale. L'acidità, la piccantezza e la sapidità del pesce si legano in un equilibrio teso ed elegante, rifinito dal sorso minerale del Vermentino Filare di Jerzu, la cui etichetta richiama l'arte di Maria Lai e il legame indissolubile tra terra, vigna e mare. Non resta che mettersi in cucina. Allacciate i grembiuli!