Tra pochi giorni, in ossequio alla normativa europea, anche l’Italia parteciperà al programma digitale di monitoraggio della pesca sportiva in mare. Un obbligo, già assolto da alcuni paesi rivieraschi, che tutti noi pescatori italiani, siamo tenuti a osservare scrupolosamente, come buoni e consapevoli cittadini. Il fine è quello di gestire e tutelare la risorsa ittica che in passato e in più occasioni ha evidenziato criticità anche importanti, riferite a singole specie. In attesa che gli uffici competenti si pronuncino in merito, i pescatori italiani, stanno cercando di familiarizzare con RecFishing, l’App, attraverso la quale ogni singolo s’interfaccerà col Masaf per le dichiarazioni di cattura. Al di là dell’approccio da Generazione Z, in parte criticato dai meno giovani non obbligatoriamente forniti di smartphone, è lecito immaginare le difficoltà, a tutte le età, nel maneggiare un device, in un ambiente diverso da un ufficio, climatizzato e con luci ad hoc, ma anzi umido, instabile, con illuminazione ballerina e per di più con le mani sporche e grasse per l’attività svolta. Ma ancor prima c‘è un passaggio, fondamentale, che suscita perplessità e che, di per sé, potrebbe scoraggiare il pescatore più in avanti con l’età e quindi una grossa parte di appassionati: la registrazione. Scaricare l’App è un gioco da ragazzi ma muoversi tra password e rimandi, risulta un’operazione poco intuitiva, fredda, distante e alla fine, complessa. Io spero che i fatti mi smentiscano, altrimenti l’attività, come espressione ricreativa, sportiva, sociale e economica rischia un pesante ridimensionamento. A meno che (è la nostra speranza) il Masaf sviluppi una propria applicazione, realmente friendly e più fruibile.
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