Checco Conti

Non è difficile per un livornese, stringere un rapporto profondo col suo mare. Forse, è per questo, per essere libero di immergersi e godersi le emozioni più semplici del mondo di sotto che Francesco ha rinunciato, senza nessun pentimento, a una promettente carriera agonistica.

foto sopra: è innegabile, la cernia è la preda preferita del nostro protagonista del mese.

Toscana terra di subacquei, di pescatori in apnea, di campioni. È stata forse l’ultima regione italiana, dal Lazio in su, ad abbandonare l’attività agonista di più alto livello e lasciare campo libero alle isole e più in generale al sud. Nonostante questo handicap, nel fulcro territoriale della civiltà etrusca, la popolarità dello sport è ancora notevole e non sempre legato alle competizioni. Francesco Conti, ad esempio, classe 1991, labronico verace, non ha esitato, nonostante risultati incoraggianti, ad abbandonare l’ambiente delle gare, per una via indipendente e non più avara di emozioni. In famiglia, da giovanissimo, vedeva il babbo entrare in acqua di nero vestito, o mollare gli ormeggi per calare un palamito o un bolentino. Ovvio che an-che la progenie fosse attratta dal mezzo liquido, ancor più quando, sempre il babbo, invitava Checco e il suo inseparabile amichetto, a riempire il retino di granchi e gamberetti. Adolescente, con un arco costruito dalle mani esperte del genitore, alimenta la passione subacquea e la caccia, alla spese di qualunque essere vivente: boccacce, sogliole e granchi in primis.

Quando una corvina è super, arriva a tre chili, ma Checco non si accontenta e il mese scorso ne pesca una di ben 3,5 chili.

Quando sei diventato un vero pescasub? Beh, io credevo di esserlo già da giovanissimo, quando nelle estati, ai bagni di Antignano, impugnavo il mio primo fucile: una sorta di rudimentale pistola con elastici cortissimi, costruita da mio babbo su una base Mares. Ma, nonostante Simone e io cavalcassimo lo scooter sette giorni su sette, per andare a pesca, e entusiasmo a parte, lo start più credibile corrisponde all’iscrizione al primo corso di apnea al Ciga sub Garibaldi. Avrò avuto 17-18 anni e credevo di essere un giovane Maiorca.  Ma rimasi molto stupito dalla mia ignoranza e dall’efficacia di quel breve periodo didattico. Guadagnai al volo 10 metri di profondità. Seguì, naturalmente, un corso di pescasub, le gare sociali e le selettive. Vinsi tre regionali e nel 2018 a Cecina, alle Secche di Vada, un campionato italiano a squadre con Falciani e Panariello. 

Quindi sei un agonista? No! Ho praticato per un po’ ma appena mi sono reso conto che la competizione comprime la libertà e l’essenza stessa della pesca, limitando quello che per me è sempre stato un divertimento, ho preferito farmi da parte e riappropriarmi dei miei spazi, sebbene infiniti, e riconciliarmi col mio mare.

Cosa ti ha lasciato l’agonismo? Non so, oltre l’amicizia di tanti appassionati, a essere positivi direi gli sponsor: Polo Sub da sempre e Meandros più di recente.

Parlaci di una cattura importante. Tralasciamo saraghi e orate che hanno caratterizzato le mie prime battute credibili mi piace ricordare questa. Come al solito ero a pesca in gommone fuori da Livorno, C’era un po’ di mare, “acquetta” come la chiamiamo noi, ma trasparente e cristallina. Era primavera. Alla prima immersione notai tanti saraghi abbrancati su una pozza di sabbia nel grotto e alcune corvinette sui tre etti. Arrivato a distanza di 5-6 metri, stranamente i pesci non cercavano la fuga. Comunque continuai a scrutare il fondo finché quella che a prima vista sembrava una roccia si trasformò in cernia, sortì e si infilò in uno spacco. Ormai la mia autonomia era al limite e risalii per una boccata di ossigeno. Al secondo tuffo, arrivato quasi a tiro riconobbi nell’ombra le classiche macchie gialle. Sparai con sicurezza nella schiena, ma dovetti risalire ancora una volta, riscendere, doppiarla e finalmente accomodarla sul pagliolato. Era la mia prima cernia. Pesò 7,5 chili e finì al cartoccio sulla brace. Ma quella cattura non fu importante perché cernia, perché bel pesce e perché poi fu festa. Il fatto di averla inizialmente scambiata per una roccia mi aprii un mondo. Mi fece considerare che pur non vedendolo il pesce può essere lì e chissà quanti ne persi per colpa della mia superficialità. Oggi è molto difficile che il fatto si ripeta.

Francesco, impegnato istruttore Fipsas di pesca in apnea, con una grossa bruna strappata al grotto delle sue secche livornesi.

Quindi, il tuo spot preferito? Diciamo quello più frequentato? Il Secco di fuori. Una decina di miglia da Livorno, verso occidente. È una grande secca di modesta profondità che si estende dall’Area marina protetta Secche della Meloria, a un’ampia zona di grotto con poca sabbia e posidonia, che guarda sempre a ovest, naturalmente in acque libere da vincoli. L’acqua è limpida, generalmente, con 12 metri circa di visibilità, a meno delle fastidiose libecciate che intorbidiscono l’acqua e limitano la visibilità e 5-6 metri. Si tratta di una zona ancora ricca che beneficia dell’imposta tranquillità dell’area marina protetta, dove ancora s’incontrano dentici anche grossi, corvinoni da paura (l’ultimo sparato il mese scorso pesava 3,5 chili), saraghi che raramente arrivano al chilo e cernie che non di rado sfondano quota 20.

Come organizzi un’uscita di pesca? Intanto sono legato ai turni del mio lavoro. Esco molto spesso ma in mare non ci sto tanto, al massimo 5 ore. Chiaramente mi muovo compatibilmente con le previsioni meteo, ma in generale la destinazione più frequente è il Secco di fuori. Se invece entra lo scirocco mi spingo a sud in acque limpide e fondali insoliti ma più impegnativi, dai 28 ai 36 metri. Qui pesco a segnale su lastre isolate nel fango, assistito dall’ormai indispensabile motore elettrico di prua. Ci sono saraghi, mostelle, corvine e ancora cernie. Ho la fortuna di ormeggiare il gommone a 10 metri dalla cantina del club, un appoggio fantastico con doccia e acqua calda. In 25 minuti di navigazione sono sul Secco di fuori e in appena 10 nelle poste a sud.

L’attrezzatura? Fucili Meandros, prevalentemente l’85 con tahitiana da 6,75 e doppia gomma da 14. Muta Polo Sub liscio spaccato da 5,5, 6,5, o 8,5 e pantalo-ne da mm 3 a 5. Maschera Salvimar Noa a volume ridotto classico. Pinne Meandros X pro da cm 70 circa, in carbonio con durezza intermedia. Gommone Joker Boat 19 con 40-60 Selva Xrs.

Dove ti piacerebbe pescare? Beh, è difficile trovare alternative. Capraia è quasi del tutto circondata da un parco naturale; Gorgona, allo stesso modo è inaccessibile, anch’essa compresa nel Parco nazionale dell’arcipelago toscano; un tempo la Corsica era molto attraente. Oggi purtroppo le regole locali sono molto restrittive: un dentice a gommone, corvine e cernie vietate... non vale più la pena.

La tua performance migliore? Non saprei, forse la cernia di 5 chili sparata su un segnale a 42,8 metri trovato a bolentino a sud di Livorno.


English version

Tuscany is a land of divers, spearfishers and champions. It was perhaps the last Italian region, from Lazio upward, to abandon high-level competitive activity and leave the field open to the islands and, more generally, the south. Despite this handicap, in the territorial heart of Etruscan civilization, the popularity of the sport is still considerable and not always linked to competitions. Francesco Conti, for example, born in 1991 and a true Livornese, did not hesitate, despite encouraging results, to leave the competition environment for an independent path that is no less rich in emotion.

In his family, from a very young age, he saw his father enter the water dressed in black, or cast off to set a longline or bottom-fishing rig. It was obvious that the offspring too would be attracted to the liquid element, even more so when his father invited Checco and his inseparable little friend to fill a net with crabs and shrimps. As a teenager, with a bow built by his father's expert hands, he fed his underwater passion and hunting instinct at the expense of any living creature: gobies, soles and crabs first of all.

When did you become a real spearfisher? Well, I thought I already was when I was very young, during summers at the Antignano bathing establishments, holding my first speargun: a sort of rudimentary pistol with very short bands, built by my father on a Mares base. But although Simone and I rode the scooter seven days a week to go fishing, enthusiasm aside, the more credible start came with my enrollment in the first apnea course at Ciga Sub Garibaldi. I must have been 17 or 18 and thought I was a young Maiorca. But I was very surprised by my ignorance and by the effectiveness of that brief teaching period. I gained 10 meters of depth at once. Naturally, a spearfishing course followed, then club competitions and qualifiers. I won three regional championships and, in 2018 at Cecina, on the Secche di Vada, an Italian team championship with Falciani and Panariello.

So you are a competitor? No. I competed for a while, but as soon as I realized that competition compresses freedom and the very essence of fishing, limiting what for me had always been fun, I preferred to step aside and take back my spaces, however infinite, and reconcile with my sea.

What did competition leave you? I do not know. Besides the friendship of many enthusiasts, to be positive I would say the sponsors: Polo Sub from the beginning and Meandros more recently.

Tell us about an important catch. Leaving aside the seabream and gilt-head bream that characterized my first credible outings, I like to remember this one. As usual, I was fishing from an inflatable boat outside Livorno. There was a little sea, "acquetta" as we call it, but transparent and crystal clear. It was spring. On the first dive I noticed many seabream gathered over a patch of sand in the grotto and some small brown meagre of about 300 grams. When I got within five or six meters, strangely, the fish did not try to flee. In any case, I kept scanning the bottom until what at first seemed to be a rock turned into a grouper, moved out and slipped into a crack. My breath-hold was at its limit and I surfaced for a breath of oxygen. On the second dive, when I was almost in range, I recognized the classic yellow spots in the shadow. I shot confidently into its back, but had to surface again, go down once more, put in a second shot and finally settle it on the floorboards. It was my first grouper. It weighed 7.5 kilos and ended up cooked in foil over the embers. But that catch was not important because it was a grouper, because it was a beautiful fish, or because it then became a feast. The fact that I had initially mistaken it for a rock opened up a world to me. It made me consider that even if you do not see it, the fish may be there, and who knows how many I had lost because of my superficiality. Today it is very difficult for that to happen again.

So what is your favorite spot? Let's say the one I frequent most: the Secco di Fuori. About ten miles from Livorno, toward the west. It is a large, fairly shallow shoal that extends from the Secche della Meloria Marine Protected Area to a wide grotto zone with little sand and Posidonia, naturally facing west in waters free of restrictions. The water is generally clear, with about 12 meters of visibility, except during annoying southwesterlies that cloud the water and limit visibility to five or six meters. It is still a rich area that benefits from the imposed tranquility of the marine protected area, where one still encounters even large dentex, frighteningly big brown meagre, the last one shot last month weighed 3.5 kilos, seabream that rarely reach a kilo, and groupers that not infrequently exceed 20 kilos.

How do you organize a fishing trip? First of all, I am tied to my work shifts. I go out very often but do not stay long at sea, at most five hours. Obviously I move according to the weather forecast, but in general the most frequent destination is the Secco di Fuori. If instead a sirocco wind comes in, I push south into clear waters and unusual but more demanding bottoms, from 28 to 36 meters. There I fish on marks over isolated slabs in mud, assisted by the now indispensable bow electric motor. There are seabream, forkbeards, brown meagre and still groupers. I am lucky to moor the inflatable 10 meters from the club cellar, a fantastic base with shower and hot water. In 25 minutes of navigation I am on the Secco di Fuori and in just 10 minutes at the southern spots.

The equipment? Meandros spearguns, mainly the 85 with a 6.75 Tahitian shaft and double 14-millimeter bands. Polo Sub open-cell smooth wetsuit of 5.5, 6.5 or 8.5 millimeters and trousers from 3 to 5 millimeters. Salvimar Noa classic low-volume mask. Meandros X Pro fins, about 70 centimeters, carbon, medium stiffness. Joker Boat 19 inflatable with Selva XRS 40-60.

Where would you like to fish? Well, it is hard to find alternatives. Capraia is almost entirely surrounded by a natural park; Gorgona is likewise inaccessible, also included in the Tuscan Archipelago National Park. Once Corsica was very attractive. Today, unfortunately, local rules are very restrictive: one dentex per boat, brown meagre and groupers prohibited. It is no longer worth it.

Your best performance? I do not know, perhaps the five-kilo grouper shot on a mark at 42.8 meters found while bottom fishing south of Livorno.